OBSERVING THE SUN - Multiwavelength Sun Observations

tentativo “testa di cavallo”

Salve a tutti, dopo i miei primi tentativi con la nebulosa di Orione ho voluto provare a fare qualcosa di un po’ piu’ difficile e provare con IC 434 ovvero la nebulosa “Testa di Cavallo” e la “Fiamma”.

Il cielo non era completamente sgombro e la preparazione che volevo fare nel tardo pomeriggio e’ saltata proprio per colpa di nuvole che non mi hanno permesso di fare l’allineamento polare con il plate solving (purtroppo dal mio terrazzo non vedo la Polare per cui non ho alternative).

Ho voluto provare anche a fare dark e flat frame stavolta.

Il setup e’ stato il solito: TS66ED APO, Canon 1100D (modificata full spectrum) su AZ-GTI in modalita’ equatoriale. Il tutto gestito tramite Raspberry Pi 4 (con Stellarmate) da remoto con il Macbook Air con KStars/Ekos.

Stavolta non sono molto soddisfatto del risultato per diversi motivi:

Sono piene di difetti e non escludo di tornarci sopra e rifare tutto da capo (gia’ fatto almeno 3-4 volte in questi giorni). E naturalmente provare a ritornare su IC-434 e fare ulteriore integrazione per migliorare il tutto. Purtroppo nei prossimi giorni le previsioni non sono proprio il massimo per cui non credo riusciro’ a farlo a breve.

Peccato perche’ mi e’ appena arrivato un filtro Svbony UHC e non vedo l’ora di vedere quanta differenza fa col mio cielo cittadino super illuminato.

Alla prossima,
Andrea

Source : https://www.pleine-lune.org/eclipse-solaire

il secondo orione

Salve a tutti. Dopo la prima esperienza dell’altra sera ho deciso di provare a fare le cose un po’ piu’ sul serio e fare qualche test con la AZ-GTI in modalita’ “equatoriale” in modo da provare a fare delle esposizioni un po’ piu’ lunghe.

Ho studiato un po’ come funziona Kstars/Ekos che gira sul RaspberryPi 4 con Stellarmate e l’ho installato localmente sul Macbook Air e collegato con il RaspberryPi in modo da comandarlo da remoto via wifi. Tutto perfetto. Ho configurato il setup (montatura, telescopio, camera, cercatore con camera guida)… tutto funziona. Magia!

Il grosso vantaggio di usare Kstars/Ekos sul computer piuttosto che usare l’app (ben fatta!) di Stellarmate, e’ che si ha un controllo piu’ completo e “stabile” di quello che si fa. L’app funziona bene ed in generale permette di fare tutto quello che si fa con Ekos su computer ma ogni tanto si incarta e da la sensazione di non essere completamente stabile.

Per la messa a fuoco ho usato una maschera di Bahtinov disegnata e poi stampata in 3D appositamente per il TS66 ed una anche per il Svbony SV165. Il focheggiatore del TS66 non e’ il massimo in termini di stabilita’ a ci vuole un po’ di accortezza quando si stringe forte la vite di blocco.

Nel tardo pomeriggio, per prepararmi un po’ ho iniziato a fare l’allineamento polare. Ho cercato di utilizzare la funzione PAA che praticamente utilizza il plate solving facendo 3 foto ad una certa distanza angolare tra loro, per poi dare le indicazioni sugli aggiustamenti da fare sulla montatura per avere un errore di allineamento piu’ basso possibile. Il tutto funziona molto bene. N.I.N.A. ha un plug-in molto simile che funziona praticamente allo stesso modo.

In serata ho iniziato provando a prendere qualche immagine con tempi di apertura maggiori dei 10 secondi che ero riuscito a fare con la montatura in modalita’ alt-azimutale. Ho provato 30 secondi. Tutto bene. Stelle puntiformi (per quanto il mio setup lo permetta). 60 secondi… stessa cosa. Target: M42. Guardando l’istogramma ed il nucleo della nebulosa di Orione, ho visto che a 60 secondi gia’ iniziavo a saturarne una certa parte per cui non ho voluto spingermi oltre. Sara’ per una target meno luminoso la prossima volta.

Mi sono accontentato del risultato, gia’ notevolmente migliorato rispetto alla sessione precedente ed ho iniziato la serie:

Come in precedenza ho usato Siril per lo stacking e la prima elaborazione, e poi Photoshop con StarNet++. Ho voluto fare una elaborazione un po’ diversa dalla precedente, usare dei colori un po’ diversi e nel mio piccolo sono soddisfatto del risultato. Sopratutto confrontandolo con quello di soli 2 giorni fa. L’utilizzo della montatura in modalita’ polare ha fatto una enorme differenza.

Ci sono state anche cose che non hanno funzionato bene, tipo la guida. Ho dovuto staccarla ed andare con la montatura da sola perche’ era un disastro. Credo di sapere le cause e purtroppo per ora non ho una soluzione. Devo probabilmente disegnare e stampare in 3D qualcosa che mi permetta di montare cercatore+cam in modo piu’ stabile ed allineato con il telescopio.

In uno dei prossimi post descrivero’ meglio il mio setup, il software che uso per le riprese/controllo e quello che uso per l’elaborazione delle immagini.

Alla prossima!
Andrea

il primo orione…

Salve a tutti, dopo tutti questi anni di silenzio ho deciso di riprendere a fare un po’ di astrofotografia.

Nel frattempo sono successe molte cose nella mia vita personale e lavorativa e una parte dell’equipaggiamento che utilizzavo purtroppo non ce l’ha fatta. Il pezzo piu’ importante e’ la mia EQ5. Per fortuna il telescopio solare Skywatcher 120 modificato e’ sopravvissuto, ma senza la EQ5 e’ difficile usarlo!

Ho deciso quindi di iniziare facendo qualcosa di nuovo (per me) con quello che e’ “sopravvissuto”. Il TS66ED APO, la mia vecchia Canon EOS 1100D in unione con una Skywatcher AZ-GTI sono il perfetto setup portatile e leggero.

Mi sono messo a studiare un po’ ed ho messo su un Raspberry Pi 4 con Stellarmate per guidare il tutto. E dopo qualche serata passata a prenderci la mano, ieri sera sono riuscito a fare qualcosa di buono. Una “prima luce” del mio nuovo setup e devo dire che sono soddisfatto del risultato.

La AZ-GTI l’ho usata in modalita’ alt-azimutale per semplicita’. Anche se proprio stamattina ho fatto un po’ di prove per usarla in equatoriale e dovrei avere tutto settato al modo giusto. Non vedo l’ora di usare il “plate solving” per l’allineamento polare! Il “plate solving” e’ decisamente una delle “novita’” piu’ interessanti.

Comunque, quello che vedete e’ il risultato di 180 scatti da 10 secondi di esposizione con ISO 1600 dal terrazzo di casa mia (che non e’ proprio il massimo in termini di inquinamento luminoso visto che siamo in Bortle 7). Totale 30 minuti di integrazione. Giusto una prova.

E’ piena di difetti e non riuscivo a fare piu’ di 10 secondi di esposizione. Spero che una volta che utillizzero’ la montatura in modalita’ equatoriale, le cose siano migliori.

L’immagine e’ stata pre-processata in Siril e poi rifinita in Photoshop. Siril e’ un programma fantastico. Sono alle prime armi ma credo sia uno dei software di astrofotografia migliori che ho usato fino ad ora. Ho imparato un sacco di cose in questi giorni su Siril ed anche ripreso in mano Photoshop con qualche tecnica specifica per il deep sky (tipo l’estrazione delle stelle con Starnet++).

Questo e’ quanto. E’ bello essere tornati a guardare il cielo 🙂

Vendita Telescopio e Camere CCD

Salve a tutti,

è parecchio (troppo) tempo che non scrivo più niente e sopratutto che non faccio più immagini di alcun genere. Purtroppo come per tutti, la famiglia, il lavoro prendono la maggior parte del tempo e non c’è spazio per molto altro. Al massimo una passione… prima era l’astro-fotografia solare ed ora sono le radio 🙂

Come alcuni di voi sanno, sono diventato radioamatore ed ho quindi dedicato la maggior parte del tempo a costruire apparati, antenne ed anche a sviluppare app Android per radioamatori.

Dopo due anni mi sono convinto a cedere una gran parte dell’attrezzatura ed a tenermi solo quello che sono sicuro che, nel caso in cui mi venisse proprio voglia, mi servirebbe per tornare a fare qualche immagine del Sole.

Per cui, a malincuore (davvero!), ho deciso di vendere lo stupendo rifrattore acromatico General Hi-T 152/900. E’ uno strumento fantastico ma mi fa male vedere la valigia chiusa da anni.

Trovate l’annuncio con foto ed informazioni qui:
http://www.astrosell.it/annuncio.php?Id=47444

Oltre al lui vendo anche le due telecamere CCD che ho usato in questi anni: la DMK41 USB e la DMK31 Firewire.

DMK41 USB:
http://www.astrosell.it/annuncio.php?Id=47445

DMK31 Firewire:
http://www.astrosell.it/annuncio.php?Id=47446

Sperando che qualcuno di voi sia in grado di usare il tutto al meglio, vi saluto,

Andrea

2013_06_30_ha

Qualche immagine in HA in condizioni buone ma non ottimali, causa un velo che rendeva poco contrastate le riprese.

Mi sono concentrato sulle AR11777 ed AR11778. Ho ripreso anche un paio di protuberanze di buone dimensioni ed abbastanza interessanti.

2013_06_25_HA

Dopo tanto tempo passato principalmente a preparare l’esame per la patente da radioamatore (superato con successo il 5 Giugno!), ho finalmente spostato la montatura sul terrazzo “estivo” che mi permette di poter riprendere il Sole sin dalle prime ore del giorno.

Lo spostamento ha richiesto molto più tempo del previsto (ho dovuto smontare la piscina gonfiabile dei piccoli :D) e quando era tutto pronto le nuvole hanno preso il sopravvento.

Sono però riuscito a fare una ripresa veloce della AR11777 ed ecco il risultato:

2013_04_14_ha

Altra giornata con uno splendido Sole (dal punto di vista meteorologico naturalmente :D).

Purtroppo il seeing è andato ulteriormente peggiorando malgrado non ci fosse alcuna nuvola a disturbare le riprese.

Ho comunque voluto continuare a fare riprese per continuare a “riprendere la mano”.

Ho avuto un pò più tempo del solito per fare riprese e quindi sono andato oltre alle AR11718 e AR11719 dei giorni precedenti. Ho persino ripreso una “debole” (visivamente) protuberanza all’equatore.

Ecco i risultati dopo una breve elaborazione:

2013_04_13_ha

Giornata di Sole ma con un seeing non certo ottimale. Purtroppo delle nuvole alte rendevano la visuale poco nitida. Sono comunque riuscito a fare alcune riprese ed a realizzare un mosaico di cui sono soddisfatto.

I soggetti sono sempre le AR11719 e la AR11718. Quest’ultima, oramai quasi in uscita, ieri sera ha emesso un flare M3.3.

Le riprese sono state fatte con il solito setup basato su Celestron Omni 120 XLT con modulo PST.

Le condizioni sono poi peggiorate e non ho valutato interessante fare la comparazione utilizzando il 150.

2013_04_11_ha

Oggi il Sole ha ripreso ad essere un pò attivo ed una delle zone più interessanti (AR11719) ha emesso un flare M6.5

Purtroppo sono arrivato tardi e me lo sono perso. Ho dovuto anche faticare non poco per prendere qualche ripresa tra un cielo con un buon seeing ma con nuvole che andavano e venivano.

Mi sono concentrato sulla AR11719 che si è rivelata molto bella ed interessante. In allegato un mosaico di 4 immagini che la ritrae insieme alla vicina AR11718.

C’erano ancora altre zone che mi sarebbe piaciuto riprendere ma non ce l’ho fatta.

Conto di rimediare nei prossimi giorni. Soprattutto la prossima settimana che sembra promettere bene, almeno come meteo.

2013_03_03_ha

Salve a tutti,

come l’anno scorso, il regalo del mio compleanno è stato un seeing buono per fare qualche ripresa.

Ieri sono stato fuori quasi tutto il giorno per cui non ho potuto festeggiare per bene col Sole, ma oggi ho rimediato dedicando la mattinata ai miei hobbies 🙂

Il setup è il solito. Voglio però tornare a fare qualche prova con il 152/900 sia in HA che in luce bianca.

Ultimamente sto notando un pò troppi “giochi” sul focheggiatore che tiene il blocco PST sul 120 ed il focheggiatore del TS 152/900 è decisamente più “serio”. La cosa è importante perchè purtroppo bisogna sempre lavorare un pò per trovare la posizione con meno riflessi che sia in grado di restituire una immagine più contrastata possibile.

Comunque devo smontare l’intero blocco PST per vari motivi. Primo tra tutti la pulizia 😀 Dopo l’inverno è ora di fare un pò di pulizie primaverili per prepararsi alla bella stagione.

2013_02_19_ha

Dopo qualche settimana di attesa finalmente una buona giornata per fare qualche ripresa.

Ho cercato di approfittare della giornata per fare un mosaico piuttosto largo (16 immagini totali ognuna di più di un megapixel).

L’immagine copre tutte le zone attualmente attive oltre al grosso filamento nell’emisfero Sud. Particolarmente attiva la AR11678.

C’era anche una interessante serie di protuberanze tra cui una a “nuvola” completamente staccata dalla superficie. Ecco il risultato di un piccolo mosaico di due immagini. Purtroppo l’elaborazione non è perfetta perchè ho dovuto modificare l’esposizione tra una immagina e l’altra.

Il setup è invariato e quindi acromatico Celestron Omni 120 XLT con modifica Coronado PST + barlow Baader x2.25 + Baader Neodymium + DMK41 monocromatica USB.

2013_02_04_ha

Salve a tutti,

oggi la bella giornata mi ha tentato a fare una serie di veloci riprese.

Ho fatto una panoramica tra la AR11667 e la AR11668 passando per la AR11665.

Solito setup (Celestron Omni 120 XLT con modifica PST e camera DMK41)… per ora finchè non mi decido a provare la ASI 120MM) .

20130126_cak_ha

Finalmente dopo almeno un paio di mesi di inattività riesco a fare qualche immagine nuova!

La qualità non è il massimo ma sono comunque soddisfatto. Ci metto sempre un pò a “riprendere la mano”.

Certo, le condizioni di seeing che non erano ottimali ma il fatto è che sono un pò arrugginito 😀 Ho perso un pò di automatismi ed alcune regolazioni di ripresa non sono buone. Per non parlare della elaborazione. Comunque già il fatto di essere riuscito a fare qualche immagine è una buona notizia per me.

Due immagini: un full disk CaK fatto con il Vixen A80M con diagonale Lunt B1200 CaK

ed un mosaico H-Alfa fatto con il Celestron Omni 120 XTL con modifica PST (apertura “reale” 100mm)

Ho usato la DMK41 e quindi anche il framerate è metà di quello a cui solitamente ero abituato con la DMK31 firewire.

Domani è prevista una giornata buona come e forse megli di oggi per cui riproverò 😉

2012_01_03_quadrantidi

In occasione del picco dello sciame meteorico delle Quadrantidi, uno degli sciami più forti di tutto l’anno, ho testato il mio setup per il “meteor scattering” (ovvero osservazione delle tracce meteoriche tramite echo doppler radio).

Come dice Wikipedia:

Le Quadrantidi sono un importante sciame meteorico visibile nel mese di gennaio. La loro sigla internazionale è QUA.

Le meteore s’irradiano da un’area vicina alla costellazione di Boote; il loro nome deriva da quello del Quadrante Murale, un’obsoleta costellazione che oggi fa parte di Boote.
Il corpo progenitore delle Quadrantidi è stato recentemente identificato in modo provvisorio come l’asteroide 196256 (2003 EH1),[1] che a sua volta potrebbe essere la cometa C/1490 Y1, osservata dagli astronomi cinesi, giapponesi e coreani 500 anni fa.

La data migliore per osservare le Quadrantidi è il 3 gennaio, anche se possono essere avvistate dal 1º al 5 di gennaio. Il radiante sorge dopo la mezzanotte locale.

Lo Zenithal Hourly Rate (ZHR) di questo sciame è circa 120: la durata del massimo, circa 6 ore, fa sì che per una data località il massimo si possa vedere solo ogni 4 anni poiché l’anno dura circa 365,25 giorni e lo 0,25 di un giorno corrisponde a 6 ore: a questo bisogna aggiungere lo sfasamento nella longitudine solare dovuto al giorno in più dell’anno bisestile che fa sì che il massimo capiti in alcuni anni il 3 gennaio, in altri il 4 gennaio.

Una nota: lo ZHR è un indice “visuale”. L’osservazione radio rileva un numero molto maggiore (anche 4/5 volte maggiore) di meteore 😉 Certo, non c’è paragone rispetto a vedere la scia in cielo. Va inoltre precisato che lo ZHR è un indice puramente teorico ed indicativo e relativo a condizioni ottimali.

Dal punto di vista tecnico, per il rilevamento dello scime ho utilizzato una radio Icom PCR1000 che in realtà è una “inrfaccia radio” per il PC. Praticamente funziona solo attaccata ad un PC in grado di comandarla. A tale scopo ho utilizzato Ham Radio Deluxe.

Il PCR1000 era sintonizzato sui 143.050 Mhz (in realtà un poco più in basso… 143.049.20), frequenza del francese Graves Military Space Radar, situato a Dijon vicino ai bordi con la Svizzera (circa 400km di distanza da casa mia).

Ho poi analizzato la traccia audio con il fidato SpectrumLab.

Ecco alcune delle tracce più rilevanti:

Di seguito invece potete trovare tutte le immagini esportate automaticamente ogni 10 minuti dello spettro del segnale. I picchi gialli nella maggior parte dei casi sono proprio segnali di meteore, più o meno grandi, caduti durante le ore di osservazione.

Ogni immagine mostra circa 15 minuti e sono state salvate con una frequenza di 10 minuti (dalle 16.50 del 3 Gennaio 2012 alle 11.00 del 4 Gennaio 2012). In totale sono quindi 110 immagini che potete visualizzare una ad una alla ricerca di meteore 🙂

2012_12_10_noaa

Ecco un altro pò di immagini satellitari catturate oggi:

Ore 13:13 UT – NOAA 18

Per la ricezione sto usando uno Yaesu FT-817ND con antenna discone Diamond D-130.

Oggi ho preso un pò di materiale per costruirmi una antenna QFH che dovrebbe avere prestazioni migliori per i 137Mhz e riuscire a “seguire” meglio i satelliti.

2012_12_09_noaa

Da un pò di settimane sono praticamente fermo con l’imaging solari. Principalmente perchè il meteo non lo ha permesso e secondariamente perchè ho avuto la malaugurata idea di installare Windows 8 sul portatile che uso per l’imaging ed ora non riesco più a riprendere a 30fps con la DMK31 firewire. Devo reinstallare tutto e tornare almeno a Windows 7. Spero di riuscire a fare tutto questa settimana.

Però non sono stato completamente fermo e se il Sole non si è degnato, se non per un paio di giorni buoni in cui ho fatto esclusivamente osservazione in luce bianca, ho deciso di dedicarmi ad altro.

E come meglio delle onde radio?

Ho quasi del tutto “ritarato” la stazione per il monitoraggio in VLF dell’attività solare. Manca quindi poco a poter rimettere in piedi la pubblicazione in tempo reale dei dati.

Sempre per rimanere in ambito “radio” ho cercato di approfondire l’argomento ed ho deciso di prendere la patente di radioamatore. A Giugno dovrei avere gli esami, nel frattempo sperimento e studio.

Per ora posso solo “ascoltare” per cui cerco di ascoltare tutto quello che c’è in etere.

Un paio di attività sono però quelle che mi interessano di più ultimamente. Una è il “meteor scatter” ovvero il monitoraggio dell’attività meteorica sempre tramite l’analisi della perturbazione che tali eventi hanno sulla ionosfera. In realtà il concetto è molto simile a quello che già ho effettuato per i SID. Nei prossimi giorni dovrei scrivere qualcosa a riguardo. Ma posso già dire di aver “catturato” qualcosa grazie anche al fatto di averlo fatto proprio nel momento di massima attività delle Phoenicidi.

Oggi invece voglio pubblicare un paio di immagini ottenute captando i segnali di due satelliti NOAA (satelliti metereologici). La cosa è abbastanza semplice da effettuare. Basta sintonizzarsi sulle stazioni giuste (tra i 137 ed i 138Mhz) al momento giusto (quando i satelliti sono a “portata”). Il tutto viene effettuato con dei software gratuiti (io uso “Wxtoimg“).

La qualità non è al massimo, ma non ho a disposizione un ricevitore con antenna specifici ma “generici”. Per cui sono comunque molto soddisfatto dei risultati. Sopratutto considerando che oggi è la prima volta che catturo immagini satellitari.

Comunque… il mondo radio è davvero molto affascinante. E la possibilità di unire radio ed osservazione del (e dal) cielo ancora di più 😀

Spero presto di tornare a mostrare anche qualche immagine del Sole e di altre stelle. Ho rimpinguato la mia già pingue attrezzatura astronomica, aggiungendo un prisma di Herschel Baader (bellissimo e già testato in visuale ed è una bomba :D), uno Skywatcher ED80 Pro (per il deep sky), una montatura Astrotrac e vari filtri.

A presto quindi!

2012_10_25_ha

Il seeing oggi è decisamente peggiorato ed ho avuto poco tempo per riprendere.

Quindi solo una immagine della AR11598 in H-Alfa.

Spero sia buona al punto da essere sufficiente 😀

20121024_ha

Ed ecco le immagini in HA di oggi. I soggetti sono gli stessi di ieri e sempre con il solito setup: Celestron Omni 120 XLT con modifica PST.

20121024_wl

Immagini in luce bianca ottenute con il General Hi-T 152/900. Seeing buono ma non come ieri.

Lunghezza focale utilizzata: 4500mm

Filtri: Baader Continuum + Baader Neodymium

Prisma di Herschel da 2″ (by Maurizio Locatelli :))

20121023_ha

Oggi ho deciso di tornare al setup solito in HA, ovvero all’Omni XLT 120. Purtroppo le performance del 152 in HA, malgrado siano sicuramente molto buone, non sono superiori al 120 per cui è evidente che malgrado i miei sforzi non riesco a risolvere le limitazioni della modifica PST che continua a lavorare solo con rapporto focale f/10.

L’Omni 120 quindi, avendo una lunghezza focale di 1000mm, lavora meglio del 152 che ha una lunghezza focale di 900mm.

guida alla modifica del coronado pst

Il Coronado PST ha rappresentato una svolta nel mercato dei telescopi solari in banda H-Alfa perchè è stato il primo telescopio del genere ad avere un prezzo abbordabile permettendo quindi la diffusione dell’osservazione del Sole in tale banda. Malgrado la sua ridotta apertura (è un 40mm con una lunghezza focale di 400mm) si possono ottenere immagini di buona qualità e notevoli dettagli.

La seguente è un’immagine di esempio che ho ottenuto con il Coronado PST in configuazione standard (quindi non “double stack” o modificato).

Non starò qui a parlare del Coronado PST così com’è uscito dalla fabbrica ma di una seconda “rivoluzione” nel mondo dei telescopi solari in H-Alfa, di cui il Coronado PST è ancora protagonista: quella che io chiamo dell’ H-Alfa in HD!

E’ infatti possibile utilizzare il PST (o almeno alcune componenti di questo) per costruirsi dei telescopi solari in banda H-Alfa di notevoli prestazioni con costi molto minori rispetto agli equivalenti “commerciali” di diametro e prestazioni analoghi.

Prima di tutto va detto che la modifica del Coronado PST ne invalida la garanzia e che se non si prendono le dovute precauzioni il prodotto finale della modifica può essere non completamente sicuro per la vista.

L’autore di questo scritto NON si assume pertanto alcuna responsabilità per eventuali conseguenze derivanti dalla messa in pratica di quanto descritto nel seguito e vi suggerisce di prendere sempre tutte le dovute precauzioni per evitare che ciò accada.

Vediamo ora brevemente quali sono gli elementi del Coronado PST:

· Lente frontale (“ERF”)
· Tubo dorato
· Etalon
· Blackbox (con pentaprisma)
· Raccordo (con o senza filtro “mini-ERF”)
· Blocking Filter (BF) 5mm

Per quanto riguarda la “modifica” del Coronado PST di solito si seguono due passi: una fase 1 ed una fase 2.

La fase 1 consiste nel utilizzare la “blackbox” del PST ed il suo etalon su un rifrattore “donatore”. Praticamente si elimina il tubo dorato e la lente/ERF e la si sostituisce con un telescopio di diametro maggiore.

La fase 2 consiste nell’eliminare anche la “blackbox” (e quindi il pentaprisma) ed utilizzare escusivamente l’etalon ed il BF5 del PST.

In realtà è possibile apportare varianti e migliorie alle varie fasi. Ne parleremo più in dettaglio nella parte finale della guida.

Va ricordato che a seconda del telescopio “donatore” alcune soluzioni potranno essere diverse da quanto descritto. Cercherò di parlare delle possibili varianti per quanto possibile ma prenderò ad esempio quello che io ho fatto con i miei rifrattori: un Vixen A80M (80/910), uno Skywatcher 102 (102/500) ed infine un Celestron Omni XLT 120 (120/1000).

Iniziamo a vedere cosa serve per la realizzazione delle diverse fasi… partendo dal Coronado PST naturalmente.

Vanno fatte alcuni distinguo proprio riguardo al Coronado PST. Si possono distinguere due fasi di produzione del PST: una fase “americana” (Made in USA) ed una, che dura ancora, “messicana” (Made in Mexico) derivante dall’acquisto da parte di Meade della Coronado con successivo spostamento della produzione dagli Stati Uniti al Messico.

Le due fasi non si distinguono solo per una qualità costruttiva differente (i primi PST americani erano “fatti meglio” degli attuali a livello costruttivo, ma non con grandissime differenze), ma si distinguono per delle differenze di progettazione. I PST americani hanno una lente frontale di colore azzurrognolo che funziona anche da ERF. Nella versione messicana la lente frontale perde questa funziona ed è praticamente una normale lente acro di 40mm.

Questo si riflette anche nella sezione del raccordo/BF5. Nella versione americana il raccordo è “vuoto” nel senso che è un puro e semplice raccordo. Alcuni (come me) lo hanno tolto del tutto per guadagnare un paio di cm di backfocus. In questo modo si va facilmente a fuoco anche con camere CCD ed altro senza dover acquistare costruire “nasi” accorciati per i propri CCD, ecc. Nella versione messicana invece, il raccordo ha anche funzione di “mini-ERF” ed integra infatti un filtro rosso con funzioni di ERF appunto.

Anche il BF5 della versione americana e messicana sono diversi. Facendo dei test ho verificato che il BF5 americano non funziona senza un ERF frontale (l’immagine è gialla/arancio). Il BF5 messicano invece riesce a lavorare anche senza ERF (comunque non consigliabile) e l’immagine è del colore rosso classico dell’HA.

Purtroppo non ho ancora fatto analisi spettroscopiche dei diversi BF, del mini-ERF e delle lenti frontali dei due modelli ma conto di farlo nelle prossime settimane, tempo permettendo.

Per ora non sono a conoscenza di differenze sostanziali dell’Etalon, che fondamentalmente è il pezzo più importante di tutti.

A questo punto lasciamo il Coronado PST e concentriamoci sul telescopio di apertura maggiore detto “donatore”.

Il telescopio deve essere un rifrattore possibilmente con un rapporto focale uguale o superiore a 10. O almeno il più vicino possibile a questo rapporto. Questo perchè il Coronado PST è un f/10 e quindi l’intera architettura funziona come se avessimo tale rapporto focale.

Utilizzando un rapporto focale minore avremo l’equivalente di una riduzione del diametro, per cui utilizzando un 102/500 il diametro realmente utilizzato sarebbe ridotto della metà quindi sarebbe come usare un 50/500, dunque non un grosso passo in avanti rispetto al Coronado PST originale. Con un telescopio 120/1000 lavoreremo come se avessimo un 100/1000, ecc.

Nel caso in cui doveste acquistare un rifrattore vi consiglio di concentrarvi sugli acromatici. E’ infatti inutile utilizzare aprocromatici a questo scopo. Degli ottimi 80/1000 acromatici possono essere acquistati con prezzi tra i 300/400 Euro, altrimenti possiamo rivolgerci al mercato dell’usato (come ho fatto io) e possiamo trovare delle ottime occasioni anche per molto meno. Naturalmente la qualità dell’ottica non va sottovalutata, e spesso questo aspetto viene messo in secondo piano per i telescopi solari H-Alfa. Ma lavorando sul una banda molto ristretta e centrata sull’HA (656,28nm) non avremo grossi problemi di “correttezza”. Per cui se non abbiamo già un rifrattore a disposizione, vale la pena “risparmiare” e cercare un buon acromatico.

Una volta trovato il telescopio donatore dobbiamo fare un importante misurazione: dove “cade” il punto di primo fuoco. Per fare questo puntate il telescopio verso il Sole, togliete qualsiasi oculare/diagonale in modo che non ci sia alcun impedimento tra la lente frontale del tubo e l’uscita posteriore. A questo punto con una riga ed un cartoncino bianco cercate a quale distanza si forma l’immagine del Sole focalizzata dall’obiettivo. Attenzione perchè se lo tenete per troppo tempo il cartoncino brucia. Diciamo che il fatto che il cartoncino inizia a bruciare è indice del fatto che abbiamo trovato il primo fuoco 😀

Personalmente per la misurazione ho smontato il blocco del focheggiatore. La maggior parte dei rifrattori permette tale operazione molto facilmente e di solito al massimo si tratta di svitare tre viti. Questa misurazione è particolarmente importante perchè l’Etalon (e prenderemo come riferimento il centro della plastica dell’anello di tuning) deve essere posizionato esattamente (o almeno il più possibile) a 200mm dal punto di primo fuoco verso il tubo. Molto probabilmente tale punto andrà a finire proprio all’interno del blocco focheggiatore.

Qui abbiamo due soluzioni principali: una drastica ed una meno. Vedrete che sarà così anche in altre occasioni. Quella drastica è di tagliare il tubo del telescopio donatore per accorciarlo quel tanto che basta da far si che i famosi 20cm dal punto di primo fuoco cadano qualche centimetro fuori del blocco focheggiatore. La seconda soluzione, che io preferisco, è quella di rimuovere il blocco focheggiatore e costruire (o farci costruire) un “riduttore” dal diametro del tubo a 2″ nel quale inseriremo il PST (come illustrato negli schemi sopra). Non avremo problemi nell’andare a fuoco perchè con la fase 1 utilizzeremo il sistema di messa a fuoco del PST stesso.

Purtroppo non esistono soluzioni commerciali a riguardo. Dovete trovare un tornitore e farvi fare un pezzo che vada fissato all’interno o all’esterno del tubo e che abbia un foro di 2″ su cui andremo ad infilare il PST. Tale foro dovrà permettere il fissaggio del tubo da 2″.

Questo è l’adattatore in alluminio che ho fatto fare per il Vixen A80M e che poi si è rivelato incredibilmente versatile ed utilizzabile anche per gli altri rifrattori anche se internamente al tubo.

Naturalmente non infileremo l’intero tubo dorato del PST. Anche qui abbiamo due soluzioni: segare il tubo dorato del PST od utilizzare un “naso” da 2″. Come prima io preferisco la seconda e sembra che una soluzione buona sia quella di utilizzare il pezzo anteriore di un diagonale da 2″.

Questo pezzo è fondamentale come è fondamentale che la “presa” del naso all’etalon sia solida. Considerate che a questo sarà attaccata l’intera blackbox più oculare o camera CCD, per cui massima attenzione a questo particolare.

Una volta segato/adattato il tubo del rifrattore donatore, svitato il tubo dorato ed sostituito con un naso sempre davanti all’Etalon, praticamente la fase 1 è completa. Poniamo particolare attenzione alla posizione dell’Etalon ed ai soliti 200 mm di distanza dal primo fuoco.

Nel cado del Vixen A80M ad esempio, il primo fuoco cade esattamente 25 cm dalla fine del tubo (senza blocco focheggiatore), il che significava dover posizionare l’etalon esattamente 5 cm dalla fine del tubo.

A questo punto, manca “solo” un pezzo fondamentale e che rappresenterà probabilmente la spesa maggiore di questo “upgrade”: il D-ERF.

Ne esistono di diverse marche e dimensioni. Io vi consiglio quelli della Baader che esitono in dimensioni da 75/90/110/135/160/180 mm. Nel mio caso ho optato per il 75 mm. Il D-ERF va generalmente piazzato di fronte alla lente frontale del rifrattore. In alcuni casi si è scelto di metterlo internamente in modo da poter utilizzare diametri minori (e quindi ridurre i costi). Questa soluzione può però avere lo svantaggio di produrre calore tra D-ERF e lente frontale e quindi di avere problemi di turbolenze. Personalmente ho preferito sacrificare 5mm di diametro a favore di una maggiore stabilità. Mi sono fatto costruire una cella in alluminio che si adatta perfettamentel al paraluce del Vixen. Alcuni hanno trasformato lo stesso paraluce in una cella porta D-ERF. Anche qui esistono vari soluzioni che dipendono dalla vostra capacità di costruirvi pezzi del genere o da quanto volete spendere per farveli fare o comprarne di già fatti.

Una volta che anche il filtro ERF è a posto non resta che mettere insieme il tutto che dovrebbe apparire così:

Siamo pronti per testarlo.

Queste è una immagine ottenuta con il Vixen A80M + Coronado PST (fase 1)… giusto per fare qualche comparazione con quella mostrata all’inizio:

Questa immagine è stata realizzata con il Vixen A80M in configurazione “fase 1”, quindi con il blackbox PST attaccato direttamente al tubo.

Lo step successivo è la “fase 2”.

Per passare dalla fase 1 alla fase 2 sono necessari dei passaggi ulteriori e sopratutto qualche pezzo in più.

La prima cosa da fare è smontare l’etalon ed il BF dalla “blackbox” del PST. Il nostro PST oramai si è ridotto a questi due pezzi: etalon e BF5. Avvitiamo l’Etalon al naso che avremo usato prima per la fase 1.

Il BF5 possiamo utilizzarlo su un prisma diagonale sostituendolo al pezzo portaoculare. La filettatura è identica. A questo punto avremo un diagonale con il BF5 come portaoculari. Ed un etalon con “naso” da 2″.

Il problema ora è che non abbiamo più niente (probabilmente) per focheggiare e ci serve di “spaziare” i due elementi. L’attacco posteriore dell’Etalon è un maschio SC. Quello che consiglio è di utilizzare un focheggiatore con attacco SC. Io uso questa soluzione e funziona perfettamente.

E’ un focheggiatore 2″ (con riduttore 1.25″) Crayford con attacco SC. Attacchiamolo al retro dell’etalon ed infiliamo il diagonale BF5 nel focheggiatore, il tutto dovrebbe apparire come di seguito:

Anche la fase 2 è pronta.

Il vantaggio fondamentale della configuazione come da fase 2 è l’elminazione del pentaprisma. Nel mio caso i tempi di esposizione si sono più che dimezzati (quindi siamo meno sensibili a problemi di seeing) ed anche la nitidezza delle immagini ne ha beneficiato. Oltre ad avere un focheggiatore migliore rispetto alla pessima rotellina del PST.

Queste sono le fasi che attualmente io ho realizzato con questi risultati sempre con il Vixen A80M ma in configurazione “fase 2”:

Naturalmente è possibile apportare ulteriori miglioramenti. Primo tra tutti un BF di maggiori dimensioni. Il 5 mm va bene per lunghezze focali corte come quelle del PST originale (400mm), ma per rifrattori con lunghezze focali come il mio intorno ai 1000mm sarebbe meglio usare almeno un BF10. Un BF10 Coronado costa 500 USD (+spese di spedizione + tasse importazione si arriva intorno ai 700 USD… praticamente con un PST nuovo).

Altro possibile upgrade è l’utilizzo di filtri H-Alfa aggiuntivi che possano ridurre ulteriormente la banda passante dell’Etalon del PST (<1A). Qui il discorso sarebbe parecchio lungo e da rimandare ad ulteriori approfondimenti.

Naturalmente molto dipende dall’apertura del rifrattore utilizzato. Attualmente utilizzo il Celestron Omni 120/1000 (che come detto in precedenza viene utilizzato come se fosse un 100/1000). Per non dover acquistare un nuovo D-ERF di apertura sufficiente per i 100mm di apertura utilizzabile, ho deciso di infilare la cella in alluminio con D-ERF da 75mm internamente al tubo dell’Omni 120. Questo può presentare problemi se il D-ERF viene inserito troppo internamente. Nel caso dell’Omni 120 ho inserito il D-ERF all’altezza del secondo diaframma (dalla lente frontale) ed anche utilizzandolo per più di un’ora in continuazione non ho mai avuto problemi di riscaldamento ne di turbolenze interne al tubo.

La configurazione è la seguente:

…praticamente un doppio focheggiatore. Questo è stato possibile grazie al notevole backfocus dell’Omni 120 che è ulteriomente aumentato con la sostituzione del focheggiatore in dotazione (pessimo) con un Crayford (più corto di alcuni cm e qualitativamente molto migliore). Il guadagno di backfocus mi ha permesso di attaccare il blocco “PST Mod fase 2” direttamente al focheggiatore.

Questa soluzione è particolarmente versatile e “solida”.

Di seguito alcune delle immagini che ho recentemente fatto con questa configurazione:

Questi sono alcuni esempi di quello che è possibile raggiungere con configurazioni simili. Come detto sopra ci sono ancora margini di ulteriori miglioramenti, dal double stack all’aumento dell’apertura.

Questa guida è una prima introduzione alla modifica del Coronado PST. Spero vi sia utile e che riusciate a realizzare i vostri “Frankenscopi” ed ad esserne orgogliosi e soddisfatti come io lo sono dei miei.

Usate pure i commenti se avete domande o cose da dire a riguardo.

Cieli sereni,

Andrea

P.S. Vorrei ringraziare personalmente Maurizio Locatelli e Raffaello Braga per gli stimoli, consigli, consulenze che mi hanno permesso di realizzare i miei mostriciattoli solari. Maurizio inoltre è l’autore del riduttore tubo/2″ che è fondamentale per quasi tutte le mie modifiche.

double stack con etalon del pst

Dopo la guida su come modificare il Coronado PST per essere utilizzato su telescopi di diametri maggiori, quest breve guida spiega quello che sto attualmente facendo per lo sviluppo di un modulo “double stack” per suddetti telescopi.

Che cosa significa fare il double stack e quali vantaggi comporta?

Double stack significa, nel caso di telescopi solari, aggiungere un etalon a quello che è già esistente. Quindi significherà usare 2 etalon invece di uno.

Il vantaggio è la riduzione di banda passante. Nel caso del Coronado PST, utilizzando due etalon in “double stack” di dovrebbe riuscire a raggiungere una banda passante <0.5 A.

Come per la modifica del Coronado PST, il pezzo principale che ci interessa usare è proprio l’etalon.

Etalon

Vediamo come è fatto l’etalon del PST e come funziona. Di seguito uno schema che mi aiuterà a spigarne il funzionamento:

L’etalon del PST è un sistema telecentrico, costituito da una “barlow” frontale ed un “riduttore” posteriore. Il diametro delle lenti barlow/riduttore è di 20mm ovvero lo stesso della zona interna dell’etalon.

L’etalon vero è proprio è posizionato centralmente in mezzo a queste due lenti ed incastonato in una cella che ruotando si comprime/decomprime un anello in plastica che crea una pressione sull’etalon stesso. Dall’altro lato (quello più interno verso l’oculare) l’etalon è appoggiato ad un o-ring bianco che serve principalmente che l’etalon entri in contatto con la cella metallica.

La cella viene avvicinata/allontanata tramite un meccanismo a vite azionato tramite una ghiera esterna di tuning.

Questo relaticamente semplice meccanismo è quello che permette di creare la pressione necessaria per il tuning dell’etalon.

L’architettura non è esente da difetti che consistono principalmente nella non uniformità di pressione sulla superficie dell’etalon. Questo provoca delle differenze di sintonia. Di solito si vede un anello/cerchio “in sintonia” ed il resto intorno/dentro fuori sintonia.

In base alla mia esperienza il problema è principalmente dovuto ad un certo spazio intorno all’etalon nella cella contenitiva. Questo fa si che con la rotazione, l’etalon possa anche muoversi o spostarsi e quindi decentrarsi. Per risolvere il problema almeno in parte è bastato avvolgere qualche giro di teflon intorno all’etalon. Questo evita che ci sia il gioco di cui sopra e quindi l’etalon rimanga sempre centrato e quindi il più possibile uniformemente applicata la pressione su di esso.

Double Stack (progetto preliminare)

L’etalon del PST ha una banda passante <1.0 A. Le performance raggiungibili con tale banda passante sono naturalmente molto interessanti, ma l’appetito vien mangiando e in questo caso la banda passante non è mai abbastanza stretta 😀

Per ridurre la banda passante una tecnica comunemente usata è quella del double stack. In pratica si tratta di mettere in sequenza (uno dietro l’altro) due etalon per ridurre ulteriormente la banda passante regolando il tuning di ognuno dei due.

Ho fatto un “accrocco” molto instabile per vedere se la cosa funziona veramente.

Primo problema da risolvere è il percorso ottico dell’accrocco. Il blocco modifica PST è piuttosto ingobrante di suo, aggiungere un ulteriore etalon crea ulteriori seri problemi di backfocus non sufficiente per andare a fuoco. Ho (brillantemente me lo dico da solo!) risolto il problema facendo lavorare i due etalon in un sistema telecentrico unico.

Come già detto l’etalon è già un sistema telecentrico ovvero c’è una barlow davanti ed un riduttore dietro. Mettendoli semplicemente uno davanti all’altro avrei il seguente schema:

oculare > BF > focheggiatore > riduttore(etalon 1) > etalon 1 > barlow (etalon 1) > raccordo > riduttore(etalon 2) > etalon 2 > barlow (etalon 2) > adattatore > tubo telescopio donatore

Come vedete il sistema è piuttosto complicato e “consuma” parecchio backfocus. Tanto da non riuscire ad andare a fuoco. Il trucco sta nell’eliminare la barlow dell’etalon 1 ed il riduttore dell’etalon 2. Lo schema diventa il seguente:

oculare > BF > focheggiatore > riduttore(etalon 1) > etalon 1 > raccordo > etalon 2 > barlow (etalon 2) > adattatore > tubo telescopio donatore

In questo modo abbiamo un sistema telescentrico dal riduttore dell’etalon 1 all barlow dell’etalon 2 guadagnando parecchi cm di backfocus.

la cosa bella è che il sistema funziona! 😀

Ho fatto dei test visuali e dire che è uno spettacolo è dire poco. I filamenti erano molto ben definiti, così come le protuberanze ed i dettagli della cromosfera.

Purtroppo il mio “accrocco” è abbastanza instabile. Ho provato a metterci la DMK31 al posto dell’oculare ma si disallineava tutto e quindi non sono riuscito a fare immagini.

Di seguito il progetto del “double stacker” ovvero un tubo che integri e tenga perfettamente allineati i due etalon con delle piccole fessure che mi permettano con con un paio di levette di regolare entrambi gli etalon.

Per ora non so assolutamente la differenza in termini di banda c’è tra l’architettura con etalon singolo e quella double stack. Il “Coronado PST double stack” ha un banda passante <0.5 A. In teoria le prestazioni dovrebbero essere molto vicine se non uguali, visto che il PST Double stack da quello che so funziona proprio in questo modo.

Spero di riuscire a fare presto delle immagini che mi permettano di fare delle comparazioni e valutazioni sulla bontà dell’architettura.

Aggiornamento 2012_07_31

Ecco la prima immagine del “double stacker”. Nei prossimi giorni dovrei riuscire a testarlo e verificare la bontà della soluzione:

Un grandissimo ringraziamento a Maurizio Localtelli per la realizzazione del pezzo 🙂 Come solito senza di lui non riuscirei a realizzare nessuno dei miei “Frankenscopi”!

tecniche per l’elaborazione di immagini solari

Questa pagina descrive alcune delle tecniche che uso per l’elaborazione delle mie immagini.

Personalmente non utilizzo le funzioni “wavelet” dei vari software di elaborazione dei filmati astronomici (come Registax o Avistack). Utilizzo invece Adobe Photoshop (CS3 nel mio caso, quindi una versione “vecchia”). Ma tutte le tecniche elencate sono quasi senza differenza, fattibili anche con software gratuiti come Gimp. Per cui se non avete Adobe Photoshop non c’è alcun problema anche se io per comodità farò riferimento ai menu di quest’ultimo.

L’elaborazione dell’immagine è una fase successiva a quella di “stacking”. Per cui prendiamo l’output dei vari software (Registax, Avistacks2, AutoStakkert!2, ecc) senza l’applicazione di wavelet.

L’immagine sembrerà “sfocata”. In realtà in essa ci sono tutti i dettagli. Basta solo tirarli fuori ed ora vediamo le tecniche più efficaci.

Questa è l’immagine che utilizzeremo come esempio:

Histogram Stretch

L’istogramma ci permette di vedere come nella scala di grigi, sono distribuiti i dati dell’immagine. L’altezza di ogni singolo valore ci dice il numero di pixel di quel livello di grigio.

Lo stretch dell’istogramma permette di spalmare i dati dell’immagine su tutta l’ampiezza dei grigi a disposizione (da 0 a 255). Solitamente l’output sarà abbastanza “piatto” e poco contrastato. Questo può avvenire per vari motivi. Meno piatta (e quindi più è contrastata) l’immagine e migliore sarà il risultato finale. Per recuperare un pò di “volume” non dobbiamo fare altro che eliminare gli estremi “non utilizzati” dell’istogramma.

Per fare questo dobbiamo aprire l’istogramma dell’immagine: menu “Immagine > Adjustments > Livelli” oppure semplicemente CTRL+L

Questo è quello che vedremo:

Dovremo a questo punto spostare il triangolo nero ed il triangolo bianco verso l’interno fino ad escludere le zone esterne senza alcun dato.

Questo è quello che succede quando avremo fatto questa operazione:

L’immagine ora è molto più “dinamica” ed ha riacquistato volume. Bisogna fare attenzione a non “bruciare” preziosi dati mettendo i triangoli troppo all’interno e lasciando fuori dei dati.

Potremo anche spostare il triangolo grigio per bilanciare più verso il bianco o il nero l’intera immagine.

Smart Sharpen

Lo smart sharpen è uno dei filtri più importanti per tirare fuori i dettagli dalle immagini “grezze”. Si tratta di applicare una sola volta, il filtro con delle impostazioni particolari. Purtroppo è impossibile dare delle impostazioni che vanno bene per tutti. Ogni setup avrà la sue. Quindi telescopio, focale, banda usata, camera CCD, ecc tutto influenza questi setting. Il bello è che una volta trovati i setting giusti praticamente resteranno gli stessi per tutte le immagini fatte con quel setup. E’ quindi bene segnarseli da qualche parte se si usano più setup. Inoltre è anche una questione di “gusti”: si possono avere risultati più o meno “estremi”.

Per impostare il filtro dovremo andare sul menu “Filtro > Contrasta > Smart Sharpen”. Questa è la finestra che si aprirà:

Le impostazioni sono fondamentali perchè i risultati saranno molto diversi a seconda di queste. La prima cosa da impostare è l’algoritmo da usare (Remove). Il miglior algoritmo in assoluto è il “Lens Blur”. La maggior parte delle persone usano il “Gaussian blur” ma il “Lens Blur” e nettamente superiore riguardo alla quantità di dettagli che è in grado di tirare fuori.

Un’altra impostazione fondamentale da usare è il check su “More Accurate”. Questo permette, naturalmente, di avere risultati più accurati.

Passiamo ora alle impostazioni di “raggio” e “amount” che sono quelle che varieranno in base al setup. Per l’amount si utilizzeranno valori da circa 200% a 500% per . Potete provare con step di 50%.

Il setting davvero fondamentale è quello del raggio. Dovete riuscire a travare un setting che non crei troppo “rumore” ma che non renda nemmeno troppo estremo lo sharpen. Di solito questa impostazione dovrebbe stare tra 2 e 4. Ma questa è l’impostazione più dipendente dal setup. Valori troppo bassi non creano risultati soddisfacenti. Mentre troppo alti, creano risultati troppo estremi ed artifatti.

Cercate di raggiungere una coppia di valori tra “amount” e “raggio” che riesca a tirare fuori i dettagli ma in modo “delicato”. Non spingete troppo i valori perchè introdurreste artefatti controproducenti, ed useremo le altre tecniche per contrastare/dettagliare meglio l’immagine.

Di seguito un’immagine che mette a confronto l’immagine prima e dopo l’applicazione del filtro: a sinistra l’immagine dopo lo stretch dell’istogramma ed a destra con anche lo smart sharpen applicato.

Highpass Filter

Questa è una delle tecniche più versatili che ci siano. Si tratta di creare una maschera che metta in evidenza i dettagli. Richiede un pò di passaggi ma una volta presa la mano sarà molto veloce da applicare.

La prima cosa da fare è duplicare l’immagine su un nuovo livello. Per fare questo è sufficiente andare nel tab “livelli”, selezionare quello attuale (dovrebbe essere già selezionato visto che c’è solo lui) e cliccare col tasto destro e selezionare “Duplica Livello” (oppure premere CTRL+E).

A questo punto avete due livelli esattamente identici. A questo punto (con il nuovo livello selezionato) dal menù a tendina sul tab livelli selezionate “Sovrapponi”.

L’immagine sarà un pò “estrema” ma non vi preoccupate ora aggiusteremo il tutto.

Dobbiamo applicare un filtro a questo nuovo livello. Il filtro è “Accentua Passaggio”. Lo trovate sul menù “Filtri > Altro > Accentua Passaggio”. Questo filtro serve per evidenziare i “bordi” dei dettagli. Dovreste ritrovarvi con una finestra come la seguente:

Anche qui c’è un pò da sperimentare anche in base ai gusti. Personalmente, preferendo elaborazioni “delicate”, uso un raggio tra 1 e 2. Ma vedrete che con raggi maggiori si hanno risultati più evidenti.

Una volta sodisfatti del risultato cliccate OK e tornate al tab dei livelli. Dal menù su cui avete scelto “Sovrapponi” è possibile sperimentare con altri metodi di “sovrapposizione”. Alcuni fatti per addolcire l’immagine (Es. luce soffusa e pin light) ed altri molto forti come risultati (Es. luce intensa e linear light).

Per addolcire l’applicazione di questa tecnica potete inoltre lavorare con la percentuale di opacità. Potete quindi usare un metodo “forte” ma addolcirlo con una opacità bassa. Sta ancora a voi ed al vostro gusto trovare l’impostazione più adatta.

Un esempio potrebbe essere il seguente:

Personalmente utilizzo quasi sempre “Sovrapponi” con opacità al 100%.

C’è un trucco per aumentare ulteriormente l’efficacia dell’Highpass filter ed è quello di aggiustare l’istogramma del livello usato per questo filtro. Questo è un passaggio del tutto opzionale che ho scoperto solo da poco ma che sto utilizzando ultimamente. Richiede però un pò di accortezza perchè può dare risultati piuttosto estemi 🙂

Con il livello dell’highpass selezionato, aprite il suo istogramma (CTRL+L). a questo punto dovreste vedere un istogramma centrato e con un picco centrale. Dobbiamo fare uno stretch “simmetrico” di questo istrogramma. Ovvero togliere un pò a destra ed un pò a sinistra. Personalmente quasi sempre metto valori come 55 a sinistra a 200 a destra (in questo modo ho tolto 55 da entrambi i lati). In questo modo:

Se non siete soddisfatti del risultato non dovete fare altro che cancellare il livello e ripartire da capo. Se volete vedere il “prima e dopo” basta cliccare sull’occhio accanto al livello dell’highpass.

Controllo Sfocatura

A questo punto può essere comparso del “rumore” ovvero puntini che rendono meno pulita l’immagine. Malgrado il nostro scopo sia tirare fuori dettagli, in queste situazione dobbiamo “sfumare” un pò l’immagine per eliminare questo rumore.

Il modo migliore è usare il filtro “Controllo Sfocatura”. Lo trovate nel menù “Filtri > Blur > Controllo Sfocatura”.

Per usarla al meglio (ovvero sfocare solo quel tanto che è necessario e non troppo o troppo poco) usare l’anteprima a 200% e puntare il riquadro su un punto dove il “rumore” è particolarmente evidente. Partendo da un raggio di 0,1 aumentarlo fino al punto in cui il rumore scompare del tutto o comunque è molto meno evidente.

Questa tecnica si può usare anche in seguito dopo l’applicazione della “maschera di contrasto iterativa”.

Inoltre vi consiglio di applicarla prima al livello appena creato con l’highpass filter (qui si possono usare anche raggi con valori alti, io di solito uso 1) ed eventualmente applicarlo anche all’immagine originale.

Una volta che siete soddisfatti dei risultati dell’highpass filter ed avete ridotto l’eventuale rumore, potete unire i due livelli. Per fare questo selezionateli entrambi e premete CTRL+E oppure tasto destro del mouse e “unisci livelli”.

Maschera di Contrasto Iterativa

Questa è una tecnica abbastanza conosciuta che molti utilizzano come tecnica principale. Personalmente la utilizzo come tecnica per il “ritocco finale”. Ma ci sono occasioni in cui funziona piuttosto bene anche come tecnica principale, al posto dello “smart sharpen” per intenderci. Ad esempio sulle protuberanze spesso funziona meglio.

Questa tecnica sarà iterativa, nel senso che la applicheremo più volte di seguito finché non saremo soddisfatti del risultato.

Per applicare il filtro la prima volta dovete andare nel menù “Filtri > Contrasta > Maschera di Contrasto”. Questo è quello che appare:

Come solito c’è da sperimentare. Il fattore vi da una indicazione di quanto forte sarà l’applicazione del filtro. Vi consiglio di stare tra 10% e 30%. Io uso 20% ma se volete fare una cosa più “graduale” potete anche mettere di meno. In base alla mia esperienza 20% è un buon valore.

Sul raggio vale più o meno il discorso fatto in precedenza. Io uso un valore basso (1 di solito) con valori maggiori l’effetto è più forte ma subentreranno sicuramente artefatti e rumore che renderà l’immagine meno pulita.

Lasciate pure la soglia a 0.

Una volta applicato il filtro la prima volta, l’effetto non sembrerà “sconvolgente” ed in effetti non deve esserlo perché applicheremo il filtro parecchie volte. Anche 10 o più. Per ripetere la cosa senza dover riaprire le impostazioni, potete semplicemente usare CTRL+F che ripete l’ultimo filtro applicato.

Fatelo un pò di volte, fino a che non vedrete uscire fuori un pò meglio i dettagli. A volte bastano anche poche volte (2 o 3) a volte molte di più (anche più di 10). Quando e se vedete comparire del “rumore”, fermatevi ed applicate il “controllo sfocatura”. A questo punto potete decidere di riapplicare la maschera di contrasto una o due volte ma sempre e solo se non introduce rumore.

Conclusioni

Queste sono le tecniche che personalmente uso per tirare fuori i dettagli dalle immagini “grezze”.

E questa è l’immagine dopo l’applicazione delle tecniche descritte:

In realtà poi c’è un lavoro di aggiustamento delle curve, del contrasto e della luminosità per migliorare ulteriormente l’aspetto. Oltre alle tecniche di “colorazione” delle immagini monocromatiche, ecc. Oltre a togliere le imperfezioni derivanti dai granelli di polvere sul CCD della camera 😀

Spero possiate trovarle utili. Cercherò di integrare in futuro la pagina con eventuali nuove tecniche o modifiche di quelle già descritte.

usare una dslr per riprese astronomiche

Posseggo una Canon 1100d che ho intenzione di usare per riprese deep sky.

Mi sono chiesto però se ci fosse il modo per utilizzarla anche come camera astronomica per riprendere il Sole, la Luna o altri pianeti.

Le moderne reflex hanno una funziona chiamata “Live View”. Ed in particolare la sua versione “remote” ovvero la possibilità di usare un computer con un software specifico (per le Canon le EOS Utlity che è gratuito e sta nel CD che viene dato con la reflex) per visualizzare quello che la reflex sta inquadrando, modificandone praticamente ogni impostazione, persino il focus. Praticamente si può “comandare” la reflex quasi totalmente in remoto tramite un semplice cavo USB.

Mi sono quindi chiesto se esistesse un software in grado di “registrare” quello che si vede nella finestra del “remote live view” per poi processare il filmato come un qualsiasi filmato di una camera CCD (quindi allineamento/stacking, post elaborazione, ecc). Ed in effetti esiste. Ed è anche gratuito.

Il software si chiama “EOS Camera Movie Record” (EOS-MovRec per gli amici). E’ possibile scaricarlo da qui: http://sourceforge.net/projects/eos-movrec/files/latest/download

L’utilizzo è abbastanza immediato. Per maggiori dettagli vi rimando ad un paio di video che ho trovato online che spiegano i passaggi nel dettaglio.

La risoluzione dipende dal modello della vostra reflex. Nel mio caso (Canon 1100d) è di 1054×704 pixel e il frame rate intorno ai 15fps. Credo che quest’ultimo dipenda anche dalla velocità del vostro computer.

Purtroppo il filmato così ottenuto va “trattato” per essere compatibile con i vari software di allineamento e stacking (Avistack, Autostakkert, Registrax, ecc). Basta aprirli con il (sempre gratuito) VirtualDub (http://virtualdub.sourceforge.net/) e salvarli come “AVI”.

A questo punto potete usarli come “normali” filmati ripresi con una camera CCD dedicata.

A questo punto una domanda nasce spontanea… perchè non usare la funzionalità di ripresa immagini della reflex? Per due motivi:

Le prestazioni sono comparabili ad una media camera CCD. Certo non con una camera CCD monocromatica dedicata. Ma è comunque molto meglio che riprendere singole foto con la reflex o usare la funzionalità filmato di quest’ultima.

Spero la guida vi sia utile.

UPDATE (2012_09_30)

Ho trovato un altro software molto interessante che tra le tante feature ha anche quella di permettere la ripresa in LiveView: Astro Photography Tool (APT).

Lo trovate qui: http://www.ideiki.com/astro/

E’ attualmente il mio software preferito per la “programmazione” delle riprese deep sky. Almeno finchè non riesco a risolvere qualche problema con Nebulosity.

Comunque lo sviluppatore di APT è davvero in gamba e la versione 2.0 offrirà funzionalità ancora più interessanti. Esiste una versione gratuita ed una a pagamento. Quella a pagamento è fortemente consigliata viste le funzionalità che “sblocca” ed il costo molto ridotto (poco più di una decina di Euro).

Nei prossimi giorni cercherò di scrivere una recensione più dettagliata di APT, Nebulosity e Pixelinsight.